Omelia Mons. Comastri
nel quinto anniversario dalla salita al cielo di Giuseppe Maria De Lillo
In questo giorno, 16 dicembre, di cinque anni fa, ha concluso la sua permanenza terrena, lasciando dietro di sé un ricordo meraviglioso …aveva appena 43 anni.
Gesù ha detto: tutti sapranno che siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri…
Giuseppe, si riconosceva nell’essere discepolo di Gesù, e si comprendeva…chiediamo la grazia al Signore, affinché ci siano tanti cristiani cosi…
Una lampada che arde e che splende…io lascio parlare la sua vita perché incarna una pagina di Vangelo.
È il 5 novembre del 1974, Giuseppe è l’ultimo di sette fratelli…la mamma, nell’attesa di questo bambino, contrasse la varicella. Questo “imprevisto” fu per lei una grande paura. pregò tanto, affinché non ci fossero conseguenze per il bambino, promettendo di consacrarlo alla Santa Famiglia, motivo per cui fu battezzato con il nome “Giuseppe Maria” …
Sin da piccolo, Giuseppe Maria, mostra un’apertura straordinaria verso il Vangelo…
Pensate, a diciotto anni, durante la guerra dei Balcani, spontaneamente, organizza tra gli amici una colletta di viveri e vistiti che portò personalmente in Croazia alle famiglie bisognose…
Passano gli anni ed entra a far parte di Legionari di Cristo, perché sente sempre più il bisogno di spendersi e di consacrarsi e dire “SI” al Signore…
Col tempo, comprende che la sua vocazione la deve realizzare in forma laicale…e così avviene: Giuseppe vive e agisce attraverso atti e gesti che rappresentano una corsa verso la vita del Vangelo vissuto…
Una notte del 2009, parte con alcuni volontari dell’Associazione da lui fondata, per andare a prestare soccorso ai terremotati dell’Aquila…certamente, Giuseppe, poteva scegliere di starsene a casa, e non sacrificare il suo tempo ma, il cuore sente il bisogno di spendersi e lo manda nella direzione della carità, carità estrema…
Nel 2010, dà vita ad una straordinaria iniziativa: fonda l’’associazione e la testata giornalistica, intitolata “L’ottimista” utile per diffondere buone notizie, per contrastare chi, al contrario, ne spende di cattive …
Nel 2015, fonda l’associazione Natale 365, che si rivela un’intuizione geniale: Giuseppe, comprende che il natale non può essere un giorno, bensì il Natale deve essere uno “stile”: il Natale, è il canto dell’amore di Dio che, amando infinitamente il mondo ha mandato suo Figlio.
Quindi, il Natale è la festa dell’amore di Dio che ci è piombato addosso, immeritatamente …ecco che Giuseppe Maria, traduce questa verità in qualcosa di concreto: ogni 25 del mese andava sotto il colonnato di San Pietro in soccorso, materiale e spirituale, dei più bisognosi, riuscendo addirittura a recuperarne alcuni togliendoli dalla strada, reintroducendoli nella società …un gesto di carità formidabile!
Ancora, nel 2017, Giuseppe parte per recarsi nelle Marche, in soccorso di coloro delle popolazioni vittime del terremoto…
Tra i tanti gesti che Giuseppe compiva, c’era anche quello di andare a trovare i bambini oncologici e disabili per portare loro un sorriso e renderli contenti. una volta madre Teresa disse: alle sette opere di misericordia spirituali, avremmo bisogno di aggiungere una: far sorridere chi è triste…bene, Giuseppe lo faceva!
Nell’agosto del 2017, Giuseppe, contrae una grave forma di pancreatite acuta che, il 16 dicembre dello stesso anno, lo porta a terminare la sua bella esistenza all’età di 43 anni …Personalmente, ho trovato una grande assonanza tra La sua storia e quella di Santa Maria Teresa di Calcutta…
L’ultima volta che incontravo Madre Teresa, era il 22 maggio del 1997. La vidi molto stanca, aveva aperto una dimora d’accoglienza negli Stati Uniti. Mi permisi di suggerirgli di riposare, visto che oltretutto, aveva anche un apparecchio per l’ausilio dell’ossigeno. Ebbene, Madre Teresa mi rispose: “finché avrò respiro devo spenderlo per far del bene, perché quando morirò, porterò con me solo la valigia della carità!…
Ecco, Giuseppe Maria, era sulla stessa linea di Madre Teresa, la sua valigia era piena…
Tutto ciò mi fa ripensare ad un ulteriore episodio legato a Giovanni Paolo II…
Giovanni Paolo II morì il 5 aprile del 2015.
Ricordo che qualche giorno prima, il 30 marzo, dovevo essere ricevuto in udienza a cuoi non andai in quanto il Papa stava male.
Qualche tempo dopo, la suora che lo assisteva mi racconta cosa accade il giorno della mancata udienza.
Giovanni Paolo si sveglia e dice: “oggi è mercoledì”.
La suora che lo assisteva, intuendo l’intenzione del Papa, non formulò alcuna risposta…
Più tardi, intorno alle 10:00, il Papa esprime nuovamente la volontà di volersi alzare.
La suora, considerato il suo stato di salute, cercò di dissuaderlo, ma Giovanni Paolo rispose: “la gente viene ed io non voglio deluderla”.
Era palese che il Papa si stava preoccupando degli altri, che sentiva il bisogno di fare del bene, pur nelle sue condizioni, un po’ come Giuseppe Maria…
Quante sono belle le vite di cristiani come Giuseppe Maria …
Chiediamo la grazia al Signore, affinché moltiplichi cristiani come Giuseppe Maria, perché il mondo oggi, ne ha tanto, tanto bisogno…